I Grandi Bianchi, 10/06/2015

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Si comincia, tutti seduti … sul pulmino di Viva il Vino che ci porterà in giro per l’Italia

 

Il primo vino sembra essere una bollicina

E sembra dorata la vigna dove si produce questo spumante molto cremoso

Un crostino sfizioso in accompagnamento

 

A rappresentare la denominazione Franciacorta abbiamo scelto il Saten di Vigna Dorata, bottiglie-095una tipologia che esiste solo in Franciacorta ed è la versione più morbida e cremosa dello spumante, ottenuto da uve esclusivamente bianche (chardonnay e pinot bianco) e con una pressione che non può superare le 4,5 atmosfere. Dopo una raccolta manuale delle uve effettuata nelle ore fresche del mattino, la vinificazione è tradizionale in acciaio, mentre per la presa di spuma in bottiglia si va da un minimo di 24 fino a 36 mesi a seconda dell’annata. Il risultato è un vino di buona struttura e vivace freschezza, ovviamente molto morbido, uno dei migliori della tipologia.
Non per nulla fa parte del nostro progetto www.unbicchiereditalia.it
Dopo anni trascorsi a conferire le uve presso importanti realtà locali, nel 1995 per Vigilio Rocca, la moglie Luciana e ora anche la figlia Luisa, arriva la svolta e iniziano a vinificare in proprio il Franciacorta. Il nome dell’azienda si deve al vigneto più importante, il Campo della Sala: in autunno i grappoli maturi dello Chardonnay sembrano riflettere la luce dorata del sole offrendo uno spettacolo unico ed emozionante. La produzione è dedicata alle varie tipologie di Franciacorta, caratterizzati dalla maturazione sempre solo in acciaio e dal buon rapporto qualità/prezzo, dettaglio tutt’altro che scontato quando si parla di questo brand
La platea questa sera sembra molto partecipe

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Nord, Centro o Sud? Siamo nelle Marche, ma non ai Castelli di Jesi… Bensì nella meno nota e altrettanto interessante zona di MATELICA

VERDICCHIO… uno dei più grandi vitigni bianchi d’Italia.
Il Verdicchio Collestefano, prodotto da vigneti coltivati secondo metodi di agricoltura biologica, è un vino dallo straordinario rapporto qualità/prezzo. Pochissimi vini in questa fascia di prezzo ottengono puntualmente Tre Bicchieri e Cinque Grappoli come il Collestefano. Nato nel 1998, frutto di un blend dei vari vigneti aziendali, ciascuno dei quali dona qualcosa al taglio finale, è ottenuto da una classica vinificazione in bianco condotta a temperatura piuttosto contenuta.
Sia in fermentazione che in affinamento il vino è conservato solo in acciaio, per poi maturare in bottiglia.

Realizzare vini con un rapporto qualità prezzo che ha pochi rivali. Lavorare divertendosi, IMG_6978divertirsi per lavorare, per esprimere il proprio talento. Qui il biologico è praticato da sempre, e dal 1995 è anche certificato. Il vigneto è parte di un più ampio sistema ecologico autosufficiente e equilibrato. Una storia di amore per la terra, quella dei Marchionni, oggi proprietari di Collestefano. Da sempre contadini, i Marchionni giungono qui, a Rustano di Castelraimondo (MC), negli anni ’60 e dopo anni di duro lavoro nel 1978 riescono ad acquistare questo piccolo borgo di metà collina, chiamato Collestefano da sempre. Ci vorranno però ancora molti anni per far risplendere il nome di questa fattoria nella cerchia dei grandi produttori di vino italiani: bisognerà infatti attendere la maturità professionale del figlio Fabio, che nel 1998, neo laureato in Enologia e reduce da una esperienza di produzione vinicola, imbottiglia la prima annata di Verdicchio di Matelica, affiancato dai genitori, insostituibili.  A Matelica è l’inizio di una piccola, nuova era.

Questa volta tutto lascia pensare al Nord… e nemmeno troppo in pianura

Siamo infatti nel basso Alto Adige, una microzona straordinaria per la produzione di grandi vini bianchi quella fra Montagna, Cortaccia, Egna, Termeno e il lago di Caldaro

Gli abbinamenti coi vini proseguono sfiziosiIMG_6929

 

 

Un Sauvignon di riferimento per l’Alto Adige e tra i più apprezzati in Italia, con l’ambizione di non essere il solito sauvignon dai sentori vegetali, ma piuttosto invece essere ispirato ai grandi sauvignon della Loira.
Il nome deriva dall’espressione dialettale trentina “fogolar”, cioè focolare . La vendemmia cade verso la fine di settembre, primi di ottobre.
La fermentazione alcolica avviene in grandi botti di acacia da 19 fino a 58 hl. Si evita la fermentazione malolattica e il vino rimane sulla feccia nei fusti di fermentazione fino al mese di maggio successivo alla vendemmia. Nei primi 3 mesi che seguono la fermentazione viene eseguito un battonage a cadenza di 10 giorni. Il vino viene poi imbottigliato e rimane in cantina fino a gennaio dell´anno successivo per poi essere immesso sul mercato. Nessuna macerazione sulle bucce, perchè secondo il produttore “quella serve per tirare fuori quello che non c’è dentro”

IMG_6979no twitter, no facebook, only wine, così si presenta Peter Dipoli, personaggio di riferimento nel mondo del vino.
Dopo gli studi all’Istituto Agrario di San Michele e 5 anni di lavoro alla Stazione Sperimentale di Laimburg torna nell’azienda paterna, seguendo l’obiettivo di creare una propria azienda viticola.
Nello stesso periodo inizia un lavoro di distribuzione di vini di alta qualità che culminerá con la fondazione della società Fine Wines nel 1994.
“Anni fa decisi di esercitare sul campo la mia passione per il vino e diventare, a mia volta, produttore.
La mia preoccupazione fu innanzitutto di trovare un metodo di lavoro che rispecchiasse le mie convinzioni sulla giusta scelta dei vitigni e sulla corretta e rispettosa trasformazione delle uve in vino.
Ritengo che ogni vitigno vada collocato nell’habitat che gli è piú congeniale. Al produttore resta il compito di trasformare l’uva, cosí come i vigneti glie l’hanno consegnata, in un prodotto fedele al terreno, all’ambiente e all’annata. Cercando invece di assecondare i gusti del mercato si rischia non solo di rinunciare alla naturale variabilitá del prodotto ma di perdere anche l’unicità del territorio”

Benvenuti al Sud, non poteva mancare la Campania in una serata dedicata ai grandi BIANCHI

 

L’uva del vitigno Greco di Tufo è caratterizzata da un contenuto di materia colorante IMG_6980superiore alle altre uve bianche campane. Giallo d’Arles è un cru prodotto con le uve provenienti dalla vigna del Giallo d‘Arles che si trova a Tufo. Il colore giallo-oro antico, tipico della denominazione, è reso ancora più intenso dalla breve permanenza, durante la fermentazione, in piccole botti di rovere e dalla completa assenza di interventi di chiarifica. È un vino bianco con la struttura di un rosso, potente e raffinato, caratterizzato da una profonda mineralità fusa con note di albicocca e confettura di mela cotogna e da un gusto pieno e fresco.

Giallo d’Arles ha anche una straordinaria predisposizione alla maturazione in bottiglia guadagnando, col trascorrere degli anni, in eleganza, complessità ed armonia. Il nome dato al vino è un omaggio al colore preferito da Van Gogh durante tutto il periodo trascorso ad Arles: un giallo preludio del rosso.

Luigi Moio è è uno dei più grandi esperti italiani nel settore agronomico, grazie al suo lavoro si sono potuti salvare e rilanciare parecchi vitigni autoctoni di tutto il sud Italia. E’ anche professore all’università e viene chiamato “Il Professore del vino”. Per lui il vino è il risultato dell’interazione ambiente-pianta-uomo.
“Il vino ha condizionato tutta la mia vita. Un sodalizio iniziato sin dalla nascita, nell’azienda di mio padre Michele Moio, storico produttore campano che negli anni ’50 rilanciò il Falerno, il celebre vino caro agli antichi romani. La mia particolare inclinazione per lo studio e la passione per la ricerca scientifica, mi hanno condotto in un centro di ricerca della Borgogna, dove dal 1990 al 1994, ho approfondito gli aspetti scientifici dell’aroma del vino. Quegli anni in Francia sono stati fondamentali, non tanto per l’acquisizione di nuove conoscenze ma per la scoperta di un mondo fantastico, coincidente con l’idea di vino che avevo sempre avuto. Questa nuova visione del vino rafforzò enormemente in me, la passione che cominciai a vivere con grande entusiasmo. Al rientro in Italia, nel luglio del 1994, la voglia di fare era irrefrenabile e con il trascorrere del tempo sentivo sempre più forte il bisogno, intimo e interiore, di un mio spazio dove esprimere in piena libertà la mia creatività, le mie idee ed il mio amore per il vino. Finalmente nel 2001, insieme alla straordinaria passione di mia moglie Laura, il sogno cominciò a prendere forma, dando vita ad un vero e proprio “progetto di vita” che gradualmente ha portato alla nascita di Quintodecimo. Oggi, Quintodecimo è un fazzoletto di terra immerso nella verde Irpinia, in Campania, dove in un’armonia gioiosa con la natura ed il suo godimento, Laura ed io abbiamo realizzato il sogno fantastico di vivere nella vigna da noi piantata, con la forte ambizione di dar vita a grandi vini che siano purissima espressione dei crus di origine”
Il nome Quintodecimo deriva dal nome latino di Mirabella d’Eclano, distante esattamente 15 miglia dall’antica Benevento

IMG_6950Gustoso e azzeccato anche l’abbinamento con i vini numero 4 e 5

 

Ma secondo voi, a una serata sui grandi Bianchi d’Italia, poteva mancare il Friuli???

Ancora un altro dei più premiati vini d’Italia, in questo caso frutto di pinot bianco in prevalenza, poi friulano e una piccola percentuale di riesling. Una produzione limitata, una resa bassissima da vecchie vigne con uve raccolte a maturazione avanzata, questo vino è stato pensato vent’anni fa insieme al’enologo Gianni Menotti. Racconta il produttore: “Il Bianco Pomèdes nasce e prende il nome da una località delle Tofane, sopra Cortina d’Ampezzo dove, assieme all’amico e consigliere Gianni Menotti, fummo colti, sciando, da una tormenta di neve e, riparati nel Rifugio Pomèdes, abbiamo posto le basi per questo uvaggio che ha fatto della sua originalità una peculiare caratteristica. Le uve molto mature, quelle di Riesling di più, fermentano in barrique, esprimendo una grande complessità”

L’azienda nasce nel 1991 da alcune vecchie vigne esistenti a cui si sono aggiunti nuovi IMG_6981impianti, fino ad arrivare a 12 ettari vitati. Le vigne si trovano tutte sui fianchi di una dolce collina completamente soleggiata, nella zona meridionale dei Colli Orientali del Friuli. La scelta di Roberto Scubla, frequentatore di vecchi studi in biologia, di abbandonare la banca dove lavorava per amore della campagna, è frutto di una passione coltivata sin da piccolo, quando il fascino della viticoltura collinare lo aveva conquistato attraverso la frequentazione della tenuta di proprietà di uno zio. Da allora sono passati molti anni e Roberto Scubla ha potuto contare sull’appoggio di familiari e amici, ma anche di esperti di grande levatura, sia in campagna che in cantina, che gli hanno permesso di avviare una produzione dagli standard qualitativi elevati, con riscontri sui mercati e sulla stampa specializzata a livello internazionale. Dal 2006 l’Azienda è entrata a far parte del più esclusivo club vitivinicolo: I Gran Cru D’Italia, una selezione ristrettissima di grandi e piccole aziende ma con caratteristiche di vera eccellenza

Chi si affaccia al balcone? Ma gli intagli saranno calici?

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Dai, stavolta siamo al Nord. Tutto sembra confermare la teoria secondo cui quei balconi ci portano di nuovo fra i monti del Nord Est. E invece nooooo…. siamo nel cuore della Valle d’Aosta!

Erborinato & Passito…. una serata così potrebbe non finire mai
Uno straordinario passito. La produzione è talmente limitata (1.500 pezzi) che le bottiglie vanno a ruba immediatamente, ma dopo lungo inseguimento nel 2015 siamo riusciti a conquistarlo anche noi di Viva il Vino!
Da uve Muscat Petit Grain, dopo la raccolta, viene messo ad appassire in cassette per quasi 90 giorni. La vinificazione è in acciaio, come anche l’affinamento di 12 mesi. Vino dai profumi molto intensi e persistenti, aromatico, floreale e fruttato: acacia, timo, salvia, pesca gialla, mandorla dolce, miele. Al gusto è dolce, caldo e morbido, pieno, rotondo, intenso e persistente. Sensazioni finali: dolci, di mandorle e miele.
Semplicemente uno dei migliori passiti d’ItaliaIMG_6993
Un marinaio che torna nella valle dei bisnonni e comincia ad acquistare vigneti, a quasi 700 mt di altitudine. Hervé è diventato giorno dopo giorno vignaiolo sempre più esperto e nel 2005 ha smesso di conferire le uve alla cantina di Chambave, iniziando a vinificare in proprio.
Lui si occupa degli animali e dei vigneti, la moglie Luciana segue l’agriturismo: un paradiso dove farsi coccolare sicuri di bere bene, molto bene!

Una serata davvero UNICA. Ed eccoli qui, tutti insieme, i nostri protagonisti! Grazie a tutti per la partecipazione attenta e interessata…arrivederci al prossimo viaggio!

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