Giro d’Italia in rosa – eataly pinerolo 19 maggio

Senza nomeAvevate mai pensato a una serata enociclistica?

A dir la verità nemmeno noi, perlomeno fino al momento in cui si è decisa la data della prima serata di degustazione presso Eataly Pinerolo.

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La scelta del 19 maggio, una settimana prima dell’arrivo del Giro d’Italia a Pinerolo, ci ha fatto venire in mente che la fusione ci poteva stare. Ancor di più dopo la cronometro del 2014 da Barbaresco a Barolo e quella del 2016 nel territorio del Chianti.

E allora ecco l’idea di dar vita a un Giro d’Italia del Gusto, con tre tappe che nelle settimane prossime ci porteranno anche a parlare di vini bianchi (il 9 giugno) e di bollicine (il 30 giugno) e che nell’appuntamento inaugurale non potevano che trovare nel Rosa il colore perfetto.

Quando poi Elvio Chiatellino, organizzatore e sponsor della due giorni del Giro d’Italia a Pinerolo (sede sia di arrivo di tappa che di partenza il giorno dopo) ha accettato il nostro invito a presenziare alla serata, ecco che il binomio ciclismo e vino da idea azzardata si è in realtà trasformato in una affollata e piacevole serata di chiacchiere fra vino e ciclismo, con una platea incuriosita di degustare 5 fra i migliori vini rosati presenti sugli scaffali di Eataly.

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Durante la prima mezzora, mentre si raccontavano i diversi metodi di produzione del vino rosè, le sue caratteristiche sensoriali e i territori italiani di riferimento, il pubblico è stato chiamato a scegliere il “vino emozione” della serata, degustando alla cieca i vini versati nei 5 calici a disposizione di ognuno.

IMG_0659 (Copy)E sulle suggestive note de “La Vie en Rose” interpretata dalla giovane cantautrice canadese Daniela Andrade si è passati alle operazioni di voto.

Poi tutti in sella per dare vita a un Giro d’Italia virtuale fra eccellenze enologiche e curiosità ciclistiche.

La prima tappa ci ha portati in Sardegna, dove il Giro d’Italia è approdato solo tre volte nei 99 anni di storia della competizione. L’ultima è stata nel 2007 e la tappa più vicina al vino in degustazione fu la Tempio Pausania-Bosa vinta dal neozelandese Robbie Mc Ewen.

“Manca un Chiatellino in versione sarda” ha detto qualcuno.

IMG_0673 (Copy)Eppure la Sardegna ha di recente espresso uno dei più grandi talenti del nostro ciclismo, quel Fabio Aru che quest’anno si sta preparando per il Tour e per l’Olimpiade e che quindi ha saltato il Giro dove avrebbe potuto essere protagonista. Magari proprio sulla salita di Pramartino.

Davvero interessante il Nieddera Rosato di Contini, sia perché probabilmente nessuno dei presenti aveva mai degustato (o sentito nominare) questo antico vitigno autoctono tipico della bassa valle del fiume Tirso nel comune di Cabras (Oristano), sia perché il colore intenso, i sentori molto evidenti di piccoli frutti rossi e un gusto fresco e vivace lo rendono vino molto piacevole.

IMG_0726 (Copy)Accompagnato da un brano tratto da Il Giardino dei Finzi Contini (!) interpretato da Manuel De Sica.

Un valido prodotto di un’azienda che col Nieddera produce anche un ottimo rosso e che ha raggiunto la grande fama soprattutto con la Vernaccia di Oristano prodotta da uve stramature o in versione “soleras”.

Con il secondo vino siamo sulle strade del Giro di quest’anno, più propriamente nella tappa che il 24 maggio partendo da Bressanone è passata proprio da Appiano sulla strada del vino prima di attaccare il Passo della Mendola ed arrivare ad Andalo, tappa che ha segnato il probabile definitivo addio ai sogni di maglia rosa di Vincenzo Nibali.

IMG_0727 (Copy)Il Lagrein di Cantina S. Michele di Appiano è stato innanzitutto occasione per raccontare il modello di eccellenza imprenditoriale con cui sono organizzate le cooperative di piccoli produttori in Alto Adige (oltre 350 in questo caso) e poi per scoprire come anche questo vitigno si presti particolarmente alla vinificazione in rosa, nella speciale denominazione Kretzer. Uno stile di vinificazione diverso dal vino precedente, per un prodotto finale dai profumi altrettanto intensi di lampone e ciliegia e dal gusto più morbido ed equilibrato.

Chissà però se Hans Terzer, che con la linea Sanct Valentin di Cantina Appiano ha raggiunto da tempo l’eccellenza fra i grandi bianchi d’Italia, continuerà in futuro a produrre questo piacevole rosato o se abbandonerà il progetto, visto che non è semplice trovare l’equilibrio fra prezzo di vendita e i costi di produzione elevati che un rosato di questo livello necessariamente ha.

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Tutt’altro scenario alla terza tappa dove nel calice ci troviamo un colore quasi da vino rosso, sentori che vanno oltre quelli classici fruttati e floreali, un gusto particolarmente strutturato.

IMG_0728 (Copy)E’ il Cerasuolo di Emidio Pepe, pietra miliare fra i produttori di vini senza l’utilizzo di prodotti sistemici, né lieviti selezionati o enzimi, visto che faceva così già 50 anni fa quando la biodinamica e i vini biologici certificati erano ancora fantascienza e non l’ultima moda come accade ora.

Ecco perché i vini di Pepe sono sempre una scoperta interessante:  vini particolari, dinamici, che a ogni vendemmia assumono colori, sentori e gusto diverso.

A Torano Nuovo, dove Emidio Pepe coltiva uve montepulciano (rosso e rosato) e trebbiano (bianco) il Giro d’Italia non c’è mai passato: è arrivato però a una quindicina di chilometri di distanza, con la tappa Carpegna-Alba Adriatica, nel lontano 1973, vinta da Patrick Sercu.

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Ma quello fu soprattutto il Giro di Eddie Merckx, primo a concludere un Giro in maglia rosa dalla prima all’ultima tappa e Chiatellino si illumina alla vista del “Cannibale”, visto che proprio nel giorno dell’arrivo del Giro a Pinerolo ha organizzato un rendez-vous molto particolare, fra Eddie Merckx e Varenne, due campioni della velocità!

Con la quarta tappa si ritorna nei canoni più tradizionali del Rosè, dal colore delicato, dai profumi di rosa e fragoline che poi ritroviamo anche al gusto.

Eccoci in un’altra delle zone italiane che contano in fatto di vini rosati, dopo l’Abruzzo della tappa precedente: quella del lago di Garda dove nascono i celebrati Chiaretto.

IMG_0729 (Copy)Questo si chiama Roseri proprio per il delicato profumo di rose ed essendo prodotto sul lato ovest del lago trova nel groppello l’uva principale (50%), accompagnata poi da marzemino, sangiovese e persino da barbera.

Un vino vivace, sbarazzino, che ci fa venire in mente un tramonto su una bella terrazza estiva e che non per nulla è stato accompagnato dalle briose note di “Let’s Twist Again”.

Indubbiamente poco nota ai presenti la Doc di provenienza, Valtenesi, di recente costituzione, che racchiude la zona fra Desenzano e Salò.

A produrre il Roseri è Cà Maiol, azienda fra le più affermate del territorio, sviluppatasi in realtà a sud di Desenzano nella terra del Lugana, dove nascono interessanti vini bianchi e altrettanti Brut prodotti dal Trebbiano.

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Il Giro d’Italia qui ci è stato nel 2013, fu quello vinto da Nibali: era l’ultima tappa, con arrivo a Brescia, perché come ci ha svelato Chiatellino “Milano non vuole mettere mano al portafogli per ospitare la fine del Giro e allora gli organizzatori stanno trovando ogni anno delle soluzioni alternative”. Non per nulla il Giro di quest’anno si concluderà a Torino.

Ultimo vino, sulle note della pizzica dei briganti di Terra d’Otranto, non potevamo che finire il Giro d’Italia in Rosa nel Salento, patria per antonomasia dei rosati italiani.

IMG_0730 (Copy)Il nostro ambasciatore si chiama Calafuria, ovviamente da uve negroamaro, a produrlo è Tormaresca, affermata realtà di proprietà del Gruppo Antinori, che in Puglia ha due diverse masserìe, una a Castel del Monte e una per l’appunto nel Salento.

Un rosato dal colore delicato, di grande eleganza al naso dove i sentori sono esattamente quelli che ti aspetteresti e di grande armonia anche al palato dove la decisa sapidità e una piacevole freschezza vanno a fondersi in una morbidezza complessiva da applauso.

E infatti per la platea che un’ora prima aveva votato senza conoscere i vini degustati, questo era stato il “Vino Emozione” della nostra serata, capace di rispondere perfettamente a tutto ciò che ti aspetti da un rosè, come hanno commentato molti dei presenti.

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IMG_0716 (Copy)Finale con applausi per Elvio Chiatellino, premiato per “aver dato più volte lustro al nostro territorio grazie all’organizzazione di eventi di portata internazionale” e che ha svelato altri aneddoti per scoprire le origini della sua passione (chissà quante volte glielo avranno chiesto) verso uno sport che ha scritto pagine epiche, ma che negli ultimi anni ha visto l’immagine offuscarsi per via dei ripetuti scandali doping.

“Sono troppo amico dei ciclisti per esprimere giudizi. Ma proprio perché ne sono amico e conosco bene quel mondo, posso dire che c’è stato un periodo in cui il ricorso a sostanze vietate era comune e quindi in ogni caso partivano tutti alla pari”.

A dir la verità lo avevo sempre immaginato!

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